venerdì 2 marzo 2012

Van: essere accolti da chi non ha quasi più niente ma ti da tutto.


A lato, la navata della cattedrale di Ani, X secolo. È sul confine fra Armenia e Turchia, a Nord di Van.

Dalla famiglia Ugolini, ritornata a casa, riceviamo e volentieri pubblichiamo, ricordando che offerte sono sempre possibili   sul conto corrente della diocesi di Firenze: 

Banca Toscana Ag. 2 Piazza S. Giovanni - Firenze
IBAN: IT 48 O 01030 02829 000000456010


Specificare nella causale: Terremoto Van/Turchia
Conto Corrente Postale 1 6 3 2 1 5 0 7
Intestato a:
Arcidiocesi di Firenze
piazza S. Giovanni 3

50129 Firenze

IL SENSO DEL TEMPO

Che strano mistero il senso del tempo.
Ma che cosa è veramente il tempo? Mosè, paragonando la fuggevole vita dell’uomo con la perpetuità di Dio (Sal 90, 4), conclude dicendo: «Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte».
Come non pensare, allora, in questi giorni di Quaresima, al Giovedì, Venerdì e Sabato Santo che ci introducono alla Pasqua di Resurrezione?
Infatti…sentiamo che la Passione, la Crocifissione del Venerdì Santo, qui a Van è già stata vissuta nel giorno terribile del terremoto. Quel giorno…un ‘tempo forte’ di intensità 7.3, una Quaresima durata ‘solo’ trenta secondi, ha proiettato la vita di tanti su di una ‘croce’. Era il 23 ottobre.

E ancora: vivere in questi giorni a Van è un po’ come ri-vivere il silenzio incredulo dei discepoli e di tanti altri in quel Sabato che precedeva la Domenica di Pasqua. Allora, come oggi, quante domande, delusioni, speranze.
È così che in questo strano gioco del tempo noi viviamo la Quaresima di quest’anno come fosse sovrapposta e inserita già nel Triduo pasquale.
Vivere la nostra fede tra questi amici, sentendo la loro voglia di riprendere a vivere, la volontà di ricostruire la loro vita e la città, ci riporta all’attesa della Domenica di Resurrezione.
Loro non sanno che cosa sia, ma sono maestri di speranza.
“Ho altre pecore che non sono di questo ovile” (Gv 10,16)

Dal decollo da Istanbul, la neve ci ha accompagnato fino a Van. Anche il cratere del Vulcano Nemrut, a 180 km da Van, è tutto ricoperto. E pensare che dentro la sua bocca ci sono due laghi: uno di acqua fredda ma uno di acqua calda!
L’arrivo a Van è stato accogliente. Siamo infatti ospiti in casa dalla famiglia di un amico, Cetin. Anche lui, con la moglie, i quattro bambini (la più grande ha nove anni) e la nonna viveva come tutti in una tenda. Un po’ di tempo fa, però, sotto il peso della troppa neve la tenda è crollata. Basta! Ha deciso allora di rientrare in casa anche senza nessuna sicurezza. Vivere insieme con loro è un’esperienza bellissima. Siamo custoditi col cuore…tra i gioiosi ‘assalti’ dei bambini (chi li ha conosciuti capirà J!). E’ bello essere accolti da chi non ha quasi più niente ma ti da tutto.

Nell’aereo che ci riportava a Van, i nostri pensieri erano occupati dalle persone che avevamo lasciato dopo il terremoto. Nel nostro cuore sono stati sempre presenti, ma avvicinandoci il timore aumentava. Con molti siamo rimasti in contatto telefonico, ma di tanti altri non eravamo riusciti più ad avere notizie. Fin dai primi giorni, allora, abbiamo cominciato ad andare a cercarli. Siamo stati felici di ritrovarli, in genere, bene. Molti non hanno più casa ma quello che ci sorprende è che tutti ci accolgono con serenità, nessuno si lamenta, nessuna rabbia. Riprendere il filo del discorso, interrotto da un evento come quello del terremoto, con loro è una cosa naturale, anzi, sono molti a volgere in positivo quello che è successo, confidando che con la ricostruzione Van sarà certamente più bella e più sicura. “Tutto concorre al bene…” (Rm 8, 28)

Oltre alle persone, abbiamo desiderato anche andare a ‘trovare’… la città.
Quello che ci ha profondamente colpito girando per tutte le strade del centro e della periferia è stato che tutti gli immobili, nuovi o meno, adibiti ad abitazione, sono scheletri, scatoloni totalmente vuoti.

Pochissimi i negozi aperti. Molti, infatti, erano la base su cui avevano costruito queste cattedrali di cemento di otto, dieci piani. Impensabile o quasi - c’è infatti chi non esita a rischiare pur di lavorare - stare in un negozio senza mettere a repentaglio la vita dato che la terra continua a tremare. Pochi giorni fa c’è stata una breve scossa di magnitudo 4.7.
Ancora oggi la metà della popolazione che se ne era andata subito dopo quel...‘Venerdi’, non avendo più casa, lavoro, scuola per i figli, non è ancora rientrata in città. Nel peregrinare per le strade di Van ci accorgiamo anche di tutto quello che non c’è più: case, scuole, immobili adibiti a uffici, sia pubblici che privati. Con una velocità e un’efficienza incredibili sono state portate via tutte le macerie e adesso stanno buttando giù tutto ciò che è troppo danneggiato per avere futuro. Le ruspe, col braccio meccanico, eseguono questo pericoloso lavoro di demolizione, ma già degli operai sono morti a causa dei crolli. Le case da abbattere fanno impressione, sembrano innaturali senza finestre e porte. Le hanno tolte per riutilizzarle, ma così sono spettrali.

Centinaia di container-abitazione sono spuntati come funghi in varie parti della città e fanno compagnia alle tante tende che ancora ospitano la popolazione che vuol restare accanto alle proprie case. Nel momento più difficile del giorno, che va dal tramonto fino all’alba, sembra di sentire la voce di chi vi abita dire:

“il crepuscolo tanto desiderato
diventa il mio terrore.
Si prepara la tavola,
si stende la tovaglia,
si mangia, si beve…

«Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate…!».

(Is 21, 4-11-12)

La fornitura del gas è stata bloccata per timore di danni alle tubature. Per riscaldare si usa la legna e il carbone o l’elettricità, quest’ultima fornita gratuitamente per qualche mese, anche se purtroppo talvolta manca. Le temperature di notte vanno dai -10 ai -18 gradi, con cumuli di neve come coreografia.

C’è un piano per iniziare la ricostruzione di case appena fuori Van, nelle periferie, ai piedi della montagna. Le case danneggiate saranno distrutte. Chi vi abitava potrà trasferirsi in queste nuove zone e per due anni non pagherà niente, poi inizierà una quota di affitto. Ai proprietari rimarrà il possesso del terreno dove avevano le case prima del terremoto e se vorranno potranno ricostruire con criteri antisismici.

Noi siamo in attesa di conoscere il grado di danno della nostra casa. Da indiscrezioni sul rapporto tecnico, non ancora pubblicato, sembra che le strutture importanti siano danneggiate e che, se non l’abbattono, eventuali lavori durerebbero fino al prossimo inverno. Stiamo cercando casa, ma siamo in tanti nelle stesse condizioni e questo rende tutto più complicato anche perché vorremmo tutti le stesse cose: le vecchie case a un piano (magari di terra, che fa meno male se cade in testa!), che però sono state buttate giù in questi ultimi anni per far posto alla speculazione edilizia dei palazzoni.

In questo nostro tentativo di darvi delle informazioni sulla situazione in generale vi diciamo che i problemi principali per le persone sono essenzialmente questi: la mancanza di lavoro e, di conseguenza, la difficoltà a poter comprare cibo, medicine e beni di prima necessità. Inoltre sono cambiate da circa un mese alcune regole del sistema sanitario nazionale. Mentre prima erano esentati dal pagamento coloro che avevano un reddito basso, adesso se uno è proprietario della casa dove abita non ha più diritto all’esenzione. Il problema è che molti sono sì proprietari, ma di case veramente molto povere, e in più non hanno lavoro. Molto probabilmente verso aprile dovrebbe esserci una maggiore possibilità di trovare qualcosa da fare perché inizierà la ricostruzione o i lavori di restauro delle abitazioni. Però arrivare a quel periodo, da ottobre, è davvero dura.

Abbiamo ripreso la distribuzione dei pacchi alimentari, più consistenti di quelli dell’immediato dopo-terremoto, e in ogni pacco ci siete anche voi. Ci sono altri progetti in ponte di cui vi parleremo successivamente.

Concludiamo questo nostro stare con voi con una bella notizia dell’ultimo minuto: forse abbiamo trovato casa! Oggi, poco prima di finire questa lettera che è stata scritta a più riprese, ci ha telefonato una persona che conoscevamo quando abitavamo a Edremit, per dirci che lui avrebbe una casa da affittare. Siamo andati a vederla. E’ una casa di terra, però intonacata, molto simile e non lontana da quella che avevamo prima al villaggio. Semplice e accogliente. Ha anche un giardino. Purtroppo si riscalda con la solita stufa a carbone…ma la vista dalle finestre è bellissima!

Con questa nota positiva vi mandiamo il nostro abbraccio.
Grazie ancora per l’affetto che ci dimostrate sempre.
RobGabCos

"Non c'è in un'intera vita cosa più importante che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi".  
(L. Pintor)

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