A lato, la navata della cattedrale di Ani, X secolo. È sul confine fra Armenia e Turchia, a Nord di Van.
Dalla famiglia Ugolini, ritornata a casa, riceviamo e volentieri pubblichiamo, ricordando che offerte sono sempre possibili sul conto corrente della diocesi di Firenze:
IBAN: IT 48 O 01030 02829 000000456010
Specificare nella causale: Terremoto Van/Turchia
Conto Corrente Postale 1 6 3 2 1 5 0 7
Intestato a:
Arcidiocesi di Firenze
piazza S. Giovanni 3
50129 Firenze:
IL SENSO DEL TEMPO
Che
strano mistero il senso del tempo.
Ma
che cosa è veramente il tempo? Mosè, paragonando la fuggevole vita dell’uomo con
la perpetuità di Dio (Sal 90, 4), conclude dicendo: «Ai tuoi occhi, mille
anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella
notte».
Come
non pensare, allora, in questi giorni di Quaresima, al Giovedì, Venerdì e Sabato
Santo che ci introducono alla Pasqua di Resurrezione?
Infatti…sentiamo
che la Passione, la Crocifissione del Venerdì Santo, qui a Van è già stata
vissuta nel giorno terribile del terremoto. Quel giorno…un ‘tempo forte’ di
intensità 7.3, una Quaresima durata ‘solo’ trenta secondi, ha proiettato la
vita di tanti su di una ‘croce’. Era il 23 ottobre.
E
ancora: vivere in questi giorni a Van è un po’ come ri-vivere il silenzio
incredulo dei discepoli e di tanti altri in quel Sabato che precedeva la
Domenica di Pasqua. Allora, come oggi, quante domande, delusioni, speranze.
È così che in questo strano gioco del tempo noi viviamo la Quaresima di
quest’anno come fosse sovrapposta e inserita già nel Triduo pasquale.
Vivere
la nostra fede tra questi amici, sentendo la loro voglia di riprendere a
vivere, la volontà di ricostruire la loro vita e la città, ci riporta all’attesa
della Domenica di Resurrezione.
Loro
non sanno che cosa sia, ma sono maestri di speranza.
“Ho
altre pecore che non sono di questo
ovile” (Gv 10,16)
Dal
decollo da Istanbul, la neve ci ha accompagnato fino a Van. Anche il cratere
del Vulcano Nemrut, a 180 km da Van, è tutto ricoperto. E pensare che dentro la
sua bocca ci sono due laghi: uno di acqua fredda ma uno di acqua calda!
L’arrivo
a Van è stato accogliente. Siamo infatti ospiti in casa dalla famiglia di un
amico, Cetin. Anche lui, con la moglie, i quattro bambini (la più grande ha
nove anni) e la nonna viveva come tutti in una tenda. Un po’ di tempo fa, però,
sotto il peso della troppa neve la tenda è crollata. Basta! Ha deciso allora di
rientrare in casa anche senza nessuna sicurezza. Vivere insieme con loro è un’esperienza
bellissima. Siamo custoditi col cuore…tra i gioiosi ‘assalti’ dei bambini (chi
li ha conosciuti capirà J!). E’ bello essere
accolti da chi non ha quasi più niente ma ti da tutto.
Nell’aereo
che ci riportava a Van, i nostri pensieri erano occupati dalle persone che
avevamo lasciato dopo il terremoto. Nel nostro cuore sono stati sempre presenti,
ma avvicinandoci il timore aumentava. Con molti siamo rimasti in contatto
telefonico, ma di tanti altri non eravamo riusciti più ad avere notizie. Fin
dai primi giorni, allora, abbiamo cominciato ad andare a cercarli. Siamo stati
felici di ritrovarli, in genere, bene. Molti non hanno più casa ma quello che
ci sorprende è che tutti ci accolgono con serenità, nessuno si lamenta, nessuna
rabbia. Riprendere il filo del discorso, interrotto da un evento come quello
del terremoto, con loro è una cosa naturale, anzi, sono molti a volgere in
positivo quello che è successo, confidando che con la ricostruzione Van sarà
certamente più bella e più sicura. “Tutto
concorre al bene…” (Rm 8, 28)
Oltre
alle persone, abbiamo desiderato anche andare a ‘trovare’… la città.
Quello
che ci ha profondamente colpito girando per tutte le strade del centro e della
periferia è stato che tutti gli immobili, nuovi o meno, adibiti ad abitazione, sono
scheletri, scatoloni totalmente vuoti.
Pochissimi
i negozi aperti. Molti, infatti, erano la base su cui avevano costruito queste
cattedrali di cemento di otto, dieci piani. Impensabile o quasi - c’è infatti
chi non esita a rischiare pur di lavorare - stare in un negozio senza mettere a
repentaglio la vita dato che la terra continua a tremare. Pochi giorni fa c’è
stata una breve scossa di magnitudo 4.7.
Ancora
oggi la metà della popolazione che se ne era andata subito dopo quel...‘Venerdi’,
non avendo più casa, lavoro, scuola per i figli, non è ancora rientrata in
città. Nel peregrinare per le strade di Van ci accorgiamo anche di tutto quello
che non c’è più: case, scuole, immobili adibiti a uffici, sia pubblici che
privati. Con una velocità e un’efficienza incredibili sono state portate via
tutte le macerie e adesso stanno buttando giù tutto ciò che è troppo
danneggiato per avere futuro. Le ruspe, col braccio meccanico, eseguono questo
pericoloso lavoro di demolizione, ma già degli operai sono morti a causa dei
crolli. Le case da abbattere fanno impressione, sembrano innaturali senza
finestre e porte. Le hanno tolte per riutilizzarle, ma così sono spettrali.
Centinaia
di container-abitazione sono spuntati come funghi in varie parti della città e
fanno compagnia alle tante tende che ancora ospitano la popolazione che vuol
restare accanto alle proprie case. Nel momento più difficile del giorno, che va
dal tramonto fino all’alba, sembra di sentire la voce di chi vi abita dire:
“il crepuscolo tanto desiderato
diventa il mio terrore.
Si prepara la tavola,
si stende la tovaglia,
si mangia, si beve…
«Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate…!».
(Is 21, 4-11-12)
La fornitura del
gas è stata bloccata per timore di danni alle tubature. Per riscaldare si usa
la legna e il carbone o l’elettricità, quest’ultima fornita gratuitamente per
qualche mese, anche se purtroppo talvolta manca. Le temperature di notte vanno
dai -10 ai -18 gradi, con cumuli di neve come coreografia.
C’è un piano per
iniziare la ricostruzione di case appena fuori Van, nelle periferie, ai piedi
della montagna. Le case danneggiate saranno distrutte. Chi vi abitava potrà
trasferirsi in queste nuove zone e per due anni non pagherà niente, poi
inizierà una quota di affitto. Ai proprietari rimarrà il possesso del terreno
dove avevano le case prima del terremoto e se vorranno potranno ricostruire con
criteri antisismici.
Noi siamo in attesa
di conoscere il grado di danno della nostra casa. Da indiscrezioni sul rapporto
tecnico, non ancora pubblicato, sembra che le strutture importanti siano
danneggiate e che, se non l’abbattono, eventuali lavori durerebbero fino al
prossimo inverno. Stiamo cercando casa, ma siamo in tanti nelle stesse
condizioni e questo rende tutto più complicato anche perché vorremmo tutti le
stesse cose: le vecchie case a un piano (magari di terra, che fa meno male se
cade in testa!), che però sono state buttate giù in questi ultimi anni per far
posto alla speculazione edilizia dei palazzoni.
In questo nostro
tentativo di darvi delle informazioni sulla situazione in generale vi diciamo
che i problemi principali per le persone sono essenzialmente questi: la
mancanza di lavoro e, di conseguenza, la difficoltà a poter comprare cibo, medicine
e beni di prima necessità. Inoltre sono cambiate da circa un mese alcune regole
del sistema sanitario nazionale. Mentre prima erano esentati dal pagamento
coloro che avevano un reddito basso, adesso se uno è proprietario della casa
dove abita non ha più diritto all’esenzione. Il problema è che molti sono sì
proprietari, ma di case veramente molto povere, e in più non hanno lavoro. Molto
probabilmente verso aprile dovrebbe esserci una maggiore possibilità di trovare
qualcosa da fare perché inizierà la ricostruzione o i lavori di restauro delle
abitazioni. Però arrivare a quel periodo, da ottobre, è davvero dura.
Abbiamo ripreso la
distribuzione dei pacchi alimentari, più consistenti di quelli dell’immediato
dopo-terremoto, e in ogni pacco ci siete anche voi. Ci sono altri progetti in
ponte di cui vi parleremo successivamente.
Concludiamo questo
nostro stare con voi con una bella notizia dell’ultimo minuto: forse abbiamo
trovato casa! Oggi, poco prima di finire questa lettera che è stata scritta a
più riprese, ci ha telefonato una persona che conoscevamo quando abitavamo a
Edremit, per dirci che lui avrebbe una casa da affittare. Siamo andati a
vederla. E’ una casa di terra, però intonacata, molto simile e non lontana da
quella che avevamo prima al villaggio. Semplice e accogliente. Ha anche un
giardino. Purtroppo si riscalda con la solita stufa a carbone…ma la vista dalle
finestre è bellissima!
Con questa nota
positiva vi mandiamo il nostro abbraccio.
Grazie ancora per
l’affetto che ci dimostrate sempre.
RobGabCos
"Non c'è in un'intera vita cosa più importante che chinarsi perché un
altro, cingendoti il
collo, possa rialzarsi".
(L. Pintor)






0 Commenti:
Posta un commento