Onore alla singolar tenzone dell'Elefantino con suggerimento redazionale
A lato, Fede e Eresia in chiave barocca, immagine che dobbiamo al bellissimo blog del Duque de Gandìa
Abbiamo finalmente capito la ragione per cui Giuliano Ferrara ha scelto come interlocutore - e come collaboratore del Foglio - il teologo spanato ma laico Vito Mancuso. È per sfidarlo in singolar tenzone. Ci scusiamo per la nostra lentezza nell'intuire i suoi reconditi scopi, ma a nostra discolpa portiamo le massicce bordate di retorica elogiativa con cui il Nostro copriva accuratamente le sue mire: leggere qui per avere un saggio della dialogante cortesia elefantina: L’esercizio della libertà individuale è il problema, non la soluzione
Vito Mancuso è stato tenuto a balia come pensatore dal Cardinal Martini, che non ha bisogno di presentazioni, e da Bruno Forte, vescovo da qualche anno di Chieti-Vasto, quest'ultimo secondo Wikipedia, che ne sa più di Bertoldo ma che in questo caso non cita la sua fonte, sarebbe anche "the most famous Italian theologian in Italy". Vabbé.
Sta di fatto che Mancuso potrebbe davvero passare per essere il più recente maître à penser di una cultura cattolica tipicamente italiana che noi definiremmo "dal pensiero debole", se non "dell'assenza di pensiero". Al cui posto dilaga invece il sentimento, preferibilmente buono, ma anche l'acredine può fare in questo contesto la sua bella figura. Le parole chiavi di questa scuola sono "tolleranza e dialogo", salvo poi far saltare questi principi quando l'interlocutore non li ponga - almeno a parole - al vertice delle sue preoccupazioni. Caratteristica per questa corrente di non-pensiero è anche l'assoluta mancanza di humour, cosa che secondo noi si pone in una relazione di causa-effetto assolutamente necessaria con la sua opzione, fondamentalmente sentimentalista.
Bene, Ferrara ha concepito l'ardito disegno di mettere alla prova questo pensiero debolissimo, (leggere qui per convincersi della sua inconsitenza: I due padri di Eluana) con il pensiero forte e mite del suo teologo di riferimento, che è anche il nostro, Joseph Ratzinger.
A questa operazione noi rispondiamo che la nausea che ci causa la lettura delle lenzuolate mancusiane non è giustificabile da nulla. Preferiamo a questo punto che qulacuno si sobbarchi l'ingrata fatica della lettura e, come facevano i padri della chiesa nella redazione dei loro Contra Haereses, ce ne restituisca il meglio inquadrato da una solida critica. Pietà! Siamo già sommersi dalle scempiaggini, perché contribuire alla loro diffusione?




